
(Dalla conferenza del 1991 tenuta da Eugenio Bonvicini nella Casa Massonica di Firenze)
Perché i Corpi Massonici Rituali? Non bastava la Massoneria fino al terzo grado?
Personalmente ritengo che il fenomeno sia soprattutto il frutto di un sentito bisogno di fornire nuovi strumenti per una metodologia del lavoro massonico rivolto ad una ulteriore ricerca speculativo-filosofica al di là della unificante metodologia del lavoro di Loggia, prevalentemente svolto in grado di apprendista.
Dall’esame storiografico, infatti, si evince che alla base vi fu un’esigenza culturale, per studiare – nell’ambito massonico – molteplici tradizioni del passato, conservandone la memoria attraverso precisi gradi iniziatici e con richiami simbologici, per trasfonderle in una ulteriore ricerca nel cammino esoterico-iniziatico, riconducendole però strutturalmente nel solco dell’Universalismo massonico e dei Principi basici della Massoneria.
La caratteristica del c.d. “Sistema Scozzese” va individuata nell’indirizzo eclettico che esso ebbe fino dai suoi prodromi e nelle prime fasi formative nel 1700. Tale indirizzo era scevro da ogni sudditanza dogmatica e fideistica, rivolto alla “tesaurizzazione” di quanto di meglio avesse prodotto il pensiero umano nei secoli – anzi nei millenni – al fine di stimolarne lo studio e preservare il ricordo, senza fare con ciò scelte dogmatiche.
Questo ha consentito al R.S.A.A. di esercitare una sua funzione di amalgama, di attrazione, di osmosi di Logge aderenti ad altri Riti – molti dei quali confluirono nel Sistema Scozzese o finirono nell’oblio – ed in molti paesi la stessa Massoneria azzurra finì con l’identificarsi con tale indirizzo eclettico, e ciò avvenne anche in Italia.
Questa tesaurizzazione rivela un costante riferimento a quello che in senso lato possono definirsi concezioni Umanistiche che per secoli hanno solcato le filosofie, le religioni, le culture, l’arte, un certo modo di concepire la vita, l’etica, il vivere sociale e che s’impernia in un principio di tolleranza e di libertà di pensiero e di coscienza e che ha avversato tutte le tirannie e le teocrazie.
Poco importa se il R.S.A.A., sul piano storiografico, nelle sue origini non ha un padre fondatore ben delineato – come invece è avvenuto per molti Riti – perché anzi, non averlo avuto va ascritto positivamente perché, diversamente da altri Riti – non vi è stata una “invenzione” o la scelta creativa di una mente, o di un gruppo, con una precisa scelta di fisionomia, ma vi è stata una graduale opera di meditazione, di amalgama, di fusione con altre realtà ritualistiche, che inoltre erano tutte di tipo eclettico, cioè senza “scelte di campo” di natura dogmatica, ed in particolare religiosa.
In questa lenta opera il R.S.A.A. si è forgiato.
Indagando sulle ascendenze e le origini si delineano così diverse paternità e diverse basi di partenza da altri Riti od ordini Massonici, o da centri culturali in genere, che rendono ardua una precisa ricostruzione storiografica, per cui si deve rivolgere l’attenzione soprattutto all’ambiente massonico dal quale il R.S.A.A. possa avere tratto origine.
Per questo, quindi, si deve parlare di scozzesismo, inteso come sistema di Riti Riuniti, o che nel tempo via via confluirono nel R.S.S.A.
L’indagine storiografica sulle origini del R.S.S.A. si sposta così sugli stessi prodromi della Massoneria “speculativa” nel periodo 1630 circa – 1717-23. Va perciò vista nell’ottica delle esigenze culturali che determinarono il sorgere del fenomeno dei Riti dopo l’unificante edificazione della Gran Loggia di Londra.
Esigenze culturali – come ho già anticipato – che erano legate anche alla volontà di conservazione, attraverso la struttura di un Rito, delle fonti culturali sulle quali si era intessuta l’opera di esperimentazione dell’innesto degli “Accettati” libero muratori nelle antiche Craft.
In questa prospettiva è sintomatico rilevare che le prime impronte ai sorgenti Riti furono: Neotemplari, Rosacrociane, Ermetico-Kabbalistiche, Neo-Pitagoriche, cioè tipiche delle fonti che maggiormente s’innestarono nelle Logge di Accettazione, prima della storica svolta del 1717.
Solo dopo – ed in particolare verso la fine del 1700 e nel 1800 – si verificarono in alcuni Riti – non in quello scozzese – gli ingressi del misticismo religioso – gesuitico o Protestante – del magismo, dell’occultismo, dell’egittomania, della teosofia orientaleggiante. Le ascendenze del R.S.S.A. vanno viste nei c.d. Riti primitivi, alcuni che hanno radici anteriori alla stessa Gran Loggia di Londra del 1717, e particolarmente alla Massoneria Scozzese.
Progenitore e modello del sistema ritualistico scozzese originario fu il Rito di Heredom di Kilwinning, detto anche “Antico Rito di Perfezione”.
Vantava – ritengo con probabile fondamento – origini risalenti nel 1314 a Re Robert Bruce con l’immissione di esuli templari nelle Craft anglo-sassoni, ed aveva un indirizzo “speculativo”, in parte d’influenza templare ed in parte umanistica.
Nella sua evoluzione, con via via accentuazioni “speculative” giunse a strutturarsi in 25 gradi, molti dei quali vennero inglobati nel R.S.A.A. nel quale poi lo stesso Rito finì per confluire, fortemente influenzandolo.
Altro progenitore fu il Rito Primitivo, d’incerta origine, ma che, per molti aspetti, può vedersi collegato al Rito di Heredom di Kilwinning; giunse a strutturarsi in 33 gradi e finì per confluire nelR.S.A.A.
Altri progenitori furono il Rito degli Imperatori d’Oriente ed Occidente – ritenuto tipicamente neo-templare – ed il Rito del Royal Order of Scotland, il Rito del Principe del Real Segreto o di perfezione ed il Rito Filosofico Scozzese. Tutti finirono per confluire nel R.S.A.A.
Sta di fatto – come si legge nelle Costituzioni del 1786 – che tali Riti formavano – come Riti Riuniti – il Sistema di Rito Scozzese, con strutture autonome, anche se praticanti insieme determinati gradi e successivamente furono totalmente inglobati nel Rito Scozzese, amministrante tutti i gradi iniziatici.
Si individua però un ceppo comune ed una comune tendenza eclettica.
Sotto questo aspetto la radice del R.S.A.A. va effettivamente individuata in Scozia ed in Inghilterra, e non in Francia, anche se indubbiamente vi fu una forte incidenza francese dopo il 1737. Innanzi tutto va osservato che la fonte francese derivò anch’essa in gran parte dall’antico ceppo Heredom di Kilwinning, come in particolare i poli di Lione, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux, ed il Capitolo di Clermont, sorto nel 1754, che furono certamente fra le fonti formative del R.S.A.A.
Già nel 1688 era sorta in Francia una Loggia creata dalla Loggia militare della Guardia Reale Irlandese al seguito degli Stuart e nel 1723 le Logge francesi sorsero per germinazione da Logge inglesi e scozzesi e la stessa Gran Loggia di Francia nel 1738, si osservi, porta la dizione dell’atto costitutivo: “Con assemblea di tutte le Logge Inglesi e Scozzesi sul suolo francese”.
Lo stesso Ramsay – che fu oratore di tale Gran Loggia – attuò in Francia, forse nel 1730, un sistema di 3 gradi a carattere neo-templare, portati poi a 7 gradi nel 1736 e tale Rito fu anch’esso un nucleo formativo del R.S.A.A., come lo fu la Loggia L’Anglaise di Bordeaux del 1732, con il Morin, che dopo il 1740 fu un elemento di spicco nel sistema scozzese.
Sta di fatto che i poli di Lione, Tolosa, Bordeaux, Marsiglia, Capitolo di Clermont, e successivamente di Parigi divennero determinanti per la strutturazione del Rito Scozzese, come comprovano i Regolamenti del 1762 e le Costituzioni del 1776, che attraverso la Francia e successivamente l’opera del Morin e del Glasse Tilly a fine secolo, furono a base delle strutture del R.S.A.A.
Il polo Prussiano ebbe rilievo con le grandi costituzioni del 1786, che definirono le strutture gradualistiche in 33 gradi e l’istituzione del Supremo Consiglio come unico potere volitivo ed autorità del Rito.
Alla fine del 1700 l’incidenza maggiore si ebbe in America – dove erano sorte Logge del Sistema Scozzese a new Orleans (1763), Albany (1767), Charleston (1781), Filadelfia(1794), quest’ultima ad opera di Morin su patente della Loggia di Bordeaux.
Con la Rivoluzione Francese nell’Europa continentale la Massoneria visse una fase di crisi, fino alla ripresa con Napoleone, per cui l’asse dello Scozzesismo si spostò in America, ed infatti a Charleston il 31.5.1801 fu indetto il Supremo Consiglio della Giurisdizione Sud, che con la Circolare dei 2 Emisferi sancì il carattere universalistico del R.S.A.A., con reciproco riconoscimento dei Supremi Consigli nazionali, che nell’ordine furono i S. C. di S. Domingo (1803), di Francia (1803), d’Italia (5.3.1805) ad opera di Glasse Tilly, a cui seguirono via via altri nel Mondo.
Questa, a grandi linee, è la storia dei prodromi del R.S.A.A. e nel 1800 si svolse la fase di consolidamento e di elaborazione ritualistica, come ancora oggi è praticata.
Eugenio Bonvicini (1922 – 2008)
Gianfranco Grasso dice
Chiara e ottima sintesi che ancora una volta ci dimostra che l’evoluzione dei principi massonici è semplice, chiara, intuitiva e costruttiva. Un Tfa Gianfranco Grasso
Dario Seglie dice
Nei primi anni ‘990 ero membro della Commissione per i Rituali del GOI e ci incontravamo a Roma al Vascello; coordinatore della Commissione era il Fr. Eugenio Bonvicini (Presidente, per statuto, era il GM dell’epoca Giuliano Di Bernardo); Eugenio sapeva guidarci con gentile autorevolezza, grazie alla sua straordinaria preparazione massonica e culturale. A quell’epoca definimmo il rituale per l’installazione in Loggia del nuovo MV, documento in uso ancora oggi nella Comunione italiana.
Ringrazio il carissimo Fr. Enzo Pulvirenti per aver opportunamente pubblicato questo testo bonviciniano che, come sempre, brilla per esemplare chiarezza di pensiero e alta forza maieutica.
Dario Seglie, Consigliere dell’Ordine, GOI
Paolo Battaglia La Terra Borgese dice
Eugenio Bonvicini, bolognese, massone del Grande Oriente d’Italia, insignito del 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, avvocato, è stato docente di Diritto Civile nell’Università di Firenze ed anche autore di numerose pubblicazioni di Diritto Civile e delle Assicurazioni, di Storia e di Massoneria.
Come in tutte le sue opere muratorie, in questa conferenza del 1991, Eugenio Bonvicini marca l’ampiezza del perfezionamento compiuto dalla Massoneria rincorrendo il compito creativo di intere generazioni di massoni, segnalando il dramma dei Muratori Scozzesi giunti troppo oltre il loro tempo e la ricompensa permessa all’uomo che si riaccende alle munifiche speculazioni massoniche: dramma che si quieta negli esperti “vegliardi” della Massoneria moderna come Ramsay, e nello scozzesismo.
Bonvicini ha tracciato testi massonici criticamente perfetti, scritti con viva concretezza moderna ed ogni volume è aderente allo spirito dei massoni del ventunesimo secolo. Un pregio che per Bonvicini rivendico a tali scritti è quello di aver impresso nella mente i segni la prova di un insegnamento.
Paolo Battaglia La Terra Borgese